Marcello Marinisi https://marcellomarinisi.it Comunicazione e Marketing Tue, 18 Feb 2020 05:31:57 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.2 125714448 7 consigli vincenti per fare decollare il tuo e-commerce https://marcellomarinisi.it/7-consigli-vincenti-per-fare-decollare-il-tuo-e-commerce-2/ https://marcellomarinisi.it/7-consigli-vincenti-per-fare-decollare-il-tuo-e-commerce-2/#comments Fri, 07 Feb 2020 18:15:00 +0000 https://www.marcellomarinisi.it/?p=1320 Avete aperto un e-commerce, ma ancora non avete ottenuto risultati?

In questo articolo spiego perché e cosa fare sin da subito per cambiare il corso delle cose.

La maggior parte dei negozi online non riescono a sopravvivere o arrivano a malapema a coprire le spese?

Perché?

Il motivo per cui molti business online non riescono prendere il volo risiede nella mancanza di una pianificazione strategica di base. Manca una chiara definizione degli obiettivi e delle strategie necessarie per ottenerli, non si conosce il mercato né tantomeno il target e di naviga a vista, senza avere neppure le basi per levare le ancore, figuriamoci per navigare in alto mare!

Inoltre, molti imprenditori ignorano le basi su cui si fonda il successo di ogni e-commerce. Alcuni peccano di superbia e ritengono di avere in tasca il segreto del successo, senza neppure avere pensato minimamente alla propria formazione.

Giusto per iniziare, voglio darvi 7 consigli semplici, ma efficaci per fare decollare il vostro business e ottenere risultati apprezzabili con il vostro e-shop. Seguendo queste indicazioni potrete ottenere dei risultati più che soddisfacenti e ricevere maggiori soddisfazioni dal vostro impegno.

Ma veniamo al punto!

7 consigli per fare decollare il tuo e-commerce

1. CreAre un’esperienza d’acquisto centrata sul consumatore

Una delle critiche maggiori che vengono mosse ai negozi online da parte dei consumatori è la mancanza di interazione diretta con il venditore e la dimensione asettica dell’esperienza.

Creare un’esperieza d’acquisto centrata sul consumatore significa fornirgli percorsi di navigazione (e di acquisto) personalizzati. Lo scopo di questa modalità operativa è quello di rendere la permanenza all’interno dell’e-commerce quanto più vicina alla visita in un negozio fisico, senza però dimenticare tutti i vantaggi portati dalla navigazione virtuale.

Bisogna dare la possibilità ai propri clienti di scrivere delle recensioni relative ai prodotti acquistati o di raccomandarli ad altri potenziali acquirenti. È necessario utilizzare tattiche di marketing basate sulle preferenze di acquisto dei singoli clienti e sfruttare i Big Data per raffinare la relazione del brand con il consumatore.

Infine, è utile rassicurare i propri utenti con messaggi chiari e precisi, evitando ridondanze e overload di informazioni.

2. VenDete prodotti o servizi che la vostra famiglia acquisTerebbe

David Ogilvy diceva:

Il consumatore non è un idiota: è tua moglie.

Quello che intendeva dire è che per avere successo nel mercato un prodotto deve essere un buon prodotto.

Chiedete ai vostri familiari e ai vostri amici di provare i vostri prodotti/servizi e di darvi il loro parere. Se neppure loro riescono a riconoscere i benefici della vostra offerta, figuratevi cosa succederebbe con dei perfetti estranei!

Testate i vostri prodotti o i servizi e raccogliete opinioni utili per valutarli. In questo modo avrete maggiori possibilità di avere successo una volta scesi in campo.

Una delle caratteristiche fondamentali di tutti gli imprenditori di successo è la loro capacità di mettersi nei panni dei loro clienti e di guardare il proprio business dall’esterno.

3. PrestAte attenzione ai vostri clienti

Il mio terzo consiglio per fare decollare il vostro e-commerce è: ascoltate il parere dei vostri clienti (sia online che offline). Rispondete sempre ai feedback e cercate di cogliere ogni possibilità di miglioramento.

Chiedete in giro e accertatevi di quello che viene detto sul conto della vostra azienda. Per farlo esistono dei tool gratuiti, quindi non avete scuse.

Il vostro scopo deve essere quello di capire se la vostra offerta soddisfa pienamente la domanda o se ci sono dei problemi che devono essere risolti. Intervieni il prima possibile per evitare comseguenze più gravi.

Migliorare l’esperienza utente all’interno dell’e-commerce, significa incrementare notevolmente le vostre possibilità di ottenere conversioni positive, quindi di vendere, quindi di generare fatturato.

4. Non trascurate i Social MEDIA

Una buona strategia di Social Media Marketing è una parte consistente del traffico in entrata verso il vostro sito, soprattutto se consideriamo il traffico di retargeting. Grazie ai social media, inoltre, potrete aumentare il livello di coinvolgimento del pubblico (engagement) e fare crescere la fidelizzazione (loyalty).

Individua il tuo target (all’interno dei canali giusti) e cerca di coinvolgerlo su un piano personale.

I social media, soprattutto Facebook, hanno un grosso potenziale – spesso inespresso – che può giocare un ruolo determinante nel successo di un e-commerce. Infatti, grazie ai Social potrete creare una community di utenti affezionati al tuo e-commerce, fornire assistenza agli utenti (attraverso un gruppo o via chat), generare interesse e coinvolgimento e, cosa più importante, potrete tracciare molte delle caratteristiche distintive della vostra audience e comprenderne dettagliatamente il comportamento, riuscendo a intercettare attraverso azioni pubblicitarie specifiche, i clienti migliori per il vostro business.

5. ConcentraTevi sui dispositivi mobili

Il traffico proveniente da dispositivi portatili è costantemente in aumento. Questo significa che il vostro sito web dovrà essere perfettamente ottimizzato per funzionare correttamente su qualsiasi dispositivo.

Questa scelta non è opzionale, ma vitale.

Gli utenti della Rete utilizzano i loro smartphone per raccogliere informazioni sui prodotti che intendono acquistare e voi dovrete essere lì per dare loro queste informazioni.

Anche le ultime novità del mercato dimostrano quanto sia basilare per i negozi virtuali investire su questo tipo di dispositivi.

6. IncentivAte i vostri clienti

Usate offerte e promozioni e non tralasciare di attivare programmi di fidelizzazione (raccolte punti ecc.) per attrarre nuovi clienti e mantenere alta l’attenzione di quelli esistenti.

Affidatevi alle automazioni per recapitare le vostre offerte direttamente al vostro pubblico, soprattutto attraverso sistemi di email marketing e chatbot.

Tenete sempre d’occhio la crescita della vostra lista di contatti e ricordate di mantenerla sempre aggiornata e pulita, per evitare ripercussioni negative sulle performance delle vostre newsletter.

Attivate una strategia di recupero dei carrelli abbandonati, sia via email che attraverso il remarketing.

7. Non fermarTevi mai

Il mondo digitale è iperconnesso e in continua evoluzione, le informazioni sono ovunque e aspettano solo di essere trovate e apprese. Questo significa che dovrete avere cura di mantenere il vostro business al passo con i tempi per affrontare al meglio la sfida con i tuoi concorrenti.

Prendete sempre nota degli stimoli che arrivano dai vostri utenti e tenetevi aggiornati riguardo a tutti i principali trend del mercato. Essere i primi ad implementare una novità ha sempre i suoi vantaggi.

Analizzate ogni aspetto perché potrebbe rivelarsi come una nuova opportunità per fare crescere il vostro business.

Ricapitolando

Se volete avere successo nel mondo del business e fare decollare il vostro e-commerce, non affidatevi a facili soluzioni e non seguite le sirene di imbonitori che cercano di spennarvi. Tenete, invece, presenti questi 7 consigli:

  1. create un’esperienza di acquisto che tenga al centro il consumatore;
  2. vendete prodotti o servizi che anche la vostra famiglia acquisterebbe;
  3. prestate attenzione a quello che dicono i vostri clienti;
  4. non trascurarte i social media;
  5. concentratevi sui dispositivi mobili;
  6. incentivate i vostri clienti;
  7. non fermarvi mai.

Grazie a questi suggerimenti potrete migliorare le performance del vostro business, trovare nuovi clienti e aumentare il la redditività del vostro e-commerce.

Quali sono i tuoi consigli per chi vuole fare decollare il suo e-commerce?

]]>
https://marcellomarinisi.it/7-consigli-vincenti-per-fare-decollare-il-tuo-e-commerce-2/feed/ 2 25954
E-commerce o marketplace? Ecco come scegliere https://marcellomarinisi.it/e-commerce-o-marketplace-ecco-come-scegliere/ Thu, 30 Jan 2020 08:33:00 +0000 https://www.marcellomarinisi.it/?p=25781 Molti si chiedono quale sia la scelta migliore tra e-commerce tradizionale e marketplace. In questo articolo spiego come scegliere e perché.

Scegliere tra e-commerce e marketplace ha davvero senso?

Questa volta comincerò dalle conclusioni: in realtà un vero progetto di e-commerce non può considerarsi completo se non prevede all’interno della sua strategia uno spazio per i marketplace.

Ogni azienda che decide di avventurarsi nel mondo del commercio elettronico non può non tenere conto dell’enorme potenziale rappresentato da i marketplace.

Amazon ed eBay (ma più in particolare il primo) rappresentano due importantissime risorse per ogni imprenditore digitale per fare crescere il fatturato della propria azienda.

Tuttavia, questo aspetto del proprio business deve essere analizzato con cura e posto sotto stretto controllo strategico e analitico. Insomma, come ogni altro aspetto della vita di impresa, non può non deve essere lasciato al caso.

Ad ogni buon conto, credo che per un’azienda di e-commerce il sito dovrebbe essere il principale canale di vendita o, comunque, non rappresentare meno del 50% delle proprie entrate. Quindi è chiaro che tutte le attività e le risorse dovrebbero essere tese a ottenere questo risultato, perché, in caso contrario, le sorti della nostra azienda sarebbero legate a dinamiche di mercato e a scelte commerciali sulle quali non avremmo alcun controllo e questo si tradurrebbe in un rischio notevole per l’impresa.

E-commerce e marketplace: quale conviene di più?

Cominciamo da un fatto fondamentale: ogni volta che un cliente completa un acquisto di un nostro prodotto su un marketplace, ci troveremo nella condizione di dovere pagare una commissione all’azienda che ospita il nostro negozio online.

La commissione richiesta dal marketplace (che mediamente si aggira tra il 10% e il 15% del prezzo di vendita) erode il nostro margine di guadagno e, conseguentemente, rappresenta un costo per la nostra attività. In altre parole, la commissione sulla performance di vendita si configura come una vera e propria contrazione del nostro fatturato.

Ma questa è soltanto la punta dell’iceberg. Vediamo meglio nel dettaglio quali sono gli aspetti da tenere in considerazione per operare una scelta oculata.

Redditività

Con redditività ci si riferisce al margine di profitto su ogni singola transazione.

Credo che un esempio possa essere d’aiuto a comprendere meglio questo aspetto.

Supponiamo una vendita su Amazon di alcuni prodotti il cui margine di profitto medio è del 30%. A questa percentuale dovremmo sottrarre (sempre in media) circa il 15% come commissione del marketplace nonché i costi di spedizione e tutti gli altri costi operativi e di gestione (dunque, logistica, operations ecc.) i quali teoricamente dovrebbero incidere per circa il 7%-10%. A questi dovremo poi aggiungere il rischio d’impresa legato alla compravendita di questi beni oltreché la possibilità che arrivino danneggiati. Alla fine dei conti ci rittoveremo con un margine netto di circa il 10%-12%.

Naturalmente, non saremo certo i soli venditori presenti sul marketplace e, certamente, ci saranno concorrenti che hanno optato per un approccio aggressivo al mercato e quindi sono disposti a abbassare il loro margine netto anche fino all’1% pur di concludere una vendita. Questo gioco al ribasso non fa altro che rosicchiare quasi del tutto quel margine iniziale del 30%!

Per questo motivo molte aziende, alla lunga, decidono di ritirare i propri prodotti dai marketplace e cercare i salvaguardare quel 10%-15% medio di margine che finisce per essere assorbito da Amazon e compagni e che invece potrebbe essere destinato ad altre attività dell’azienda.

A parità di tutte le altre condizioni, dunque, l’aspetto strategico che dovrebbe essere valutato è se quel 10%-15% possa essere convertito in investimenti di marketing, che la nostra azienda sarebbe costretta a fare non potendo più contare sulla visibilità passiva offerta dalla vetrina del marketplace (in po’ come avviene all’interno di un centro commerciale).

Competitività

Alla luce di quanto illustrato sopra, bisogna analizzare approfonditamente il livello di competitività del mercato/settore/segmento/nicchia all’interno dei quali decidiamo di avventurarci.

La competitività è un fattore preponderante per tutti i venditori che intendono piazzare la propria merce sui marketplace e questo perché gli algoritmi di ricerca che caratterizzano queste piattaforme tendono a dare visibilità a rivenditori con il prezzo più basso e con i maggiori tassi di vendita. Cosa che invece non accade su Google, dove sono la SEO e la qualità del sito a essere determinanti.

Per questa ragione la decisione relativa a quali prodotti proporre all’interno di un marketplace passa da un’accurata analisi dei potenziali competitor, cercando di porre l’attenzione sui prezzi proposti oltre che sui loro punti di forza e di debolezza.

Logistica e spedizioni

Le logiche intrinseche legate a questo aspetto valgono tanto per i marketplace che per gli e-commerce proprietari. Infatti, la corretta evasione degli ordini è uno degli aspetti cardine su cui si fonda la vita stessa di un e-shop.

Nello specifico, il rischio di una serie anche piccola di vendite contestate dai clienti può, ad esempio, portare alla chiusura temporanea del negozio su Amazon. Pertanto, considerando che gli utenti che scelgono di acquistare sui marketplace non lo fanno per fidelizzazione verso un’azienda, ma per la varietà dei prodotti o perché hanno trovato il prezzo più basso, la perdita di posizioni nel ranking interno alla piattaforma si traduce in un immediato crollo delle vendite.

Il valore sostanziale della transazione

Uno degli aspetti sui quali porre maggiormente l’accento è quello relativo al valore sostanziale della transazione. Vale a dire il valore aggiunto che ogni singola vendita apporta alla nostra azienda al di là del mero valore monetario della stessa.

Cerchiamo di esplicitare meglio questo aspetto.

All’interno dei marketplace, che si tratti di Amazon o eBay, una transazione è l’espressione di una performance di vendita. Il suo valore aggiunto che questa vendita può portare al nostro e-commerce potrà essere rappresentato al più da una buona recensione. Tuttavia, questa rappresenta una magra consolazione, poiché la gran parte del valore sostanziale della transazione rimarrà all’interno delle piattaforme ospiti, che godranno dei benefici delle nostre abilità di venditori.

In questo modo, i marketplace ottengono un valore economico dato dalla commissione pagata dal venditore, oltreché un valore aggiunto che è rappresentato da un incremento della social trust, dunque dell’affidabilità e della credibilità, maturato grazie all’impegno del venditore stesso. In altre parole, Amazon e i suoi fratelli beneficiano della fiducia riflessa perché (salvo i casi di beni venduti direttamente da Amazon) la qualità del prodotto e l’efficienza della spedizione dipendo dalla serietà e capacità di chi lo vende.

Il discorso cambia completamente quando commercializziamo il prodotto direttamente all’interno del nostro e-commerce, perché, in questo caso, tutto il valore aggiunto che avremmo dovuto cedere al marketplace di turno resterebbe all’interno, a totale beneficio della nostra azienda.

Vendendo il prodotto/servizio direttamente nel nostro sito di commercio elettronico conserveremmo intatta la possibilità di fidelizzare il nostro cliente (nostro, non di Amazon o di eBay), di ricontattarlo via email per proporre offerte o promozioni personalizzate o di mettere in campo azioni di up selling. Insomma, una vendita in più sul nostro e-commerce contribuisce ad aumentarne il valore e a comunicare il nostro brand.

Questo non vuol dire che i marketplace siano brutti e cattivi, anzi, rappresentano una enorme opportunità di business che non può e non deve essere messa da parte. Esiste un’ampia fetta di acquirenti che sono disposti ad acquistare soltanto da Amazon e che, dunque, potremmo intercettate soltanto presidiando accuratamente quei canali, ma prendendo le dovute precauzioni.

Visibilità e Risorse

Amazon è una delle più importanti aziende al Mondo, con fatturati da capogiro e investimenti di marketing da fare impallidire chiunque. La visibilità che hanno acquisito i marketplaces negli ultimi anni sui motori di ricerca non è paragonabile a quella di nessun negozio e-commerce autonomo, in qualunque settore merceologico.

Questo ha reso pressoché impossibile per chiunque riuscire a competere per le prime posizioni nelle SERPs (Search Engine Result Pages) su keywords ad alto volume di traffico. In conseguenza di ciò, ogni e-commerce dovrebbe scegliere di orientare gli investimenti su quelle parole chiave cosiddette di coda lunga (long-tail).

Dunque, il lavoro di gestione dei marketplace – quantomeno dal punto di vista del marketing – è molto più semplice e richiede meno risorse rispetto all’attività necessaria a far crescere un e-shop proprietario. Ad ogni modo, il minore impiego di risorse si traduce solo in apparenza in un risparmio da parte dell’azienda, dato che, come abbiamo visto, questa deve tenere conto della commissione di vendita da riconoscere ai marketplace e della cessione del valore aggiunto derivante da ogni transazione.

E-commerce o Marketplace: una scelta strategica

Da quanto abbiamo fin qui detto emerge la necessità di riflettere adeguatamente e ponderare le proprie scelte nel momento in cui si decide di affrontare un progetto di lancio di un sito e-commerce. Questo perché molto spesso di si addentra in ambiti che si ritiene possano generare facili guadagni e ci si ritrova con tante gatte da pelare.

Quella tra e-commerce proprietario e marketplace è una scelta strategica che non dovrebbe essere presa frettolosamente, ma valutando tutti i pro e i contro delle due modalità di business online.

Ad ogni buon conto, il mio parere è che ogni progetto di commercio elettronico dovrebbe prevedere un equilibrio tra i due canali di vendita principali, in modo tale da non perdere nessuna occasione di vendita e ottimizzare in questo modo il numero delle transazioni possibili. Naturalmente, bisogna valutare attentamente i costi di conversione (e molti altri KPI) di entrambi i canali e analizzare attentamente la marginalità di ogni prodotto, al fine di ottenere il massimo risultato possibile e aumentare la redditività della nostra impresa.

Escludere a priori un canale sarebbe un grosso errore, così come potrebbe risultare deleterio sovrastimarne il rendimento investendo una quantità di budget che non saremo mai in grado di recuperare.

Fate le vostre valutazioni e ricordatevi sempre di chiedere aiuto ai professionisti del settore che, certamente, potranno guidarvi e orientarvi verso la scelta più adeguata alle vostre esigenze.

]]>
25781
E-commerce: quanto costa aprire un negozio online? https://marcellomarinisi.it/e-commerce-quanto-costa-aprire-un-negozio-online/ https://marcellomarinisi.it/e-commerce-quanto-costa-aprire-un-negozio-online/#respond Fri, 24 Jan 2020 04:37:28 +0000 https://www.marcellomarinisi.it/?p=25766 E-commerce: quanto costa aprire un negozio online? Leggi altro »

]]>
Una delle domande più frequenti durante i corsi di formazione che tengo in giro è “Quanto costa realizzare un e-commerce?”.

A questa domanda è sempre difficile dare una risposta stringata, perché, in realtà, non esiste una sola risposta.

Quanto costa un e-commerce?

Di primo acchito, potrei dire: dipende.

L’investimento medio complessivo per la realizzazione di un sito e-commerce va dai 20.000€ ai 45.000€. Queste somme, tuttavia, non sono necessariamente giuste o sbagliate né si può stabilire a prescindere quanto sarà necessario investire.

Sì, perché alla formazione della voce costo della realizzazione di un e-commerce concorrono molteplici fattori che non sempre sono individuabili lì per lì, ma necessitano di un’analisi approfondita del mercato di riferimento all’interno del quale ci si vuole avventurare.

Infatti, per riuscire a dare una risposta questa domanda è necessario individuare le voci principali di spesa che contribuiscono a determinare l’ammontare dell’investimento.

Allora ci si dovrebbe chiedere: come si può scomporre il costo di realizzazione di un negozio elettronico?

Come determinare il costo di un e-commerce

Per capire quanto costa realizzare un sito e-commerce bisogna tenere conto di quattro voci fondamentali che concorrono alla determinazione dell’investimento totale.

In particolare, le voci principali da considerare, a mio avviso, sono:

  1. Costi tecnici e burocratici
  2. Costi di consulenza/agenzia
  3. Costi di marketing
  4. Costi operativi e logistici

A questi costi si dovrà aggiungere anche l’investimento in R&D (ricerca e sviluppo), che sarà crescente nel corso del tempo a partire dalla conclusione della fase preliminare di start-up dell’azienda.

Costi tecnici e burocratici

Quando parliamo di costi tecnici ci si riferisce principalmente a quelle uscite che hanno a che vedere con l’acquisto di servizi di hosting forniti da un provider (acquisto di dominio, spazio web, database, servizio di posta elettronica ecc.).

Esistono numerose aziende che forniscono servizi di hosting professionali e i prezzi sono davvero molto variabili. Si va da un minimo di un centinaio di euro a cifre che sforano le migliaia, dipende tutto dal tipo di configurazione hardware che stiamo cercando, dalla qualità nero servizio e dal volume di traffico che stimiamo possa raggiungere il nostro e-shop.

Questo tipo di valutazione deve essere fatta con molta attenzione, perché influirà sia sull’esperienza utente (User Experience – UX), sia sulle performance del nostro sito agli occhi dei motori di ricerca (SEO tecnica).

Un’ulteriore voce che può influire sui costi è la scelta della piattaforma e utilizzare per realizzare l’e-commerce (qui potete trovare um confronto tra le 3 principali piattaforme utilizzate al mondo). Infatti, esistono soluzioni completamente gratuite, come ad esempio WooCommerce, e altre che, invece, possono arrivare a costare molte migliaia di euro (come la versione enterprice di Magento).

A livello tecnico, un’altra voce di spesa che potrebbe influire sul budget è quella relativa ai plug-in e ai servizi esterni di monitoraggio, controllo e automazione.

A livello burocratico, invece, bisogna adempiere ad alcuni obblighi, primo fra tutti l’apertura della partita IVA (qualora il vostro fatturato lordo annuo dovesse superare i 5.000€).

Ma la partita IVA è soltanto uno degli adempimenti necessari. Infatti, occorre anche:

  • inviare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate e all’INPS;
  • richiedere l’iscrizione alla Camera di Commercio e allo Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) del proprio comune;
  • richiedere l’iscrizione al V.I.E.S. (Vat Information Exchange System) qualora si intendesse vendere all’interno dell’Unione Europea.

Per qualunque dubbio o perplessità relativa a tutti gli obblighi di legge che interessano il commercio in generale e il commercio elettronico in particolare vi invito a contattare un commercialista o a rivolgervi alla Confcommercio della vostra provincia.

Ricapitolando, le somme necessarie per coprire questa voce di spesa vanno da un minimo di 500€ a un massimo di 2.000€.

Costi di consulenza e di realizzazione

Una voce di spesa che sicuramente avrà un peso ragguardevole è quella che riguarda la realizzazione vera e propria del sito web e-commerce.

In realtà questo capitolo di spesa dovrebbe essere suddiviso in due aree distinte, ma non separate.

Infatti, da una parte abbiamo il costo della consulenza necessaria a realizzare tutta la fase di pianificazione preliminare necessaria all’avvio del vostro progetto.

Si tratta di quel lavoro di analisi strategica relativo al mercato, alla concorrenza, al target e a tutti questi aspetti che determinano la configurazione del vostro Marketing Mix (Prodotto, Prezzo, Distribuzione e Pubblicità) e che porterà alla redazione di quel Piano di Marketing he sarà il faro che guiderà la crescita del vostro e-commerce nel breve, medio e lungo periodo. Insieme al Business Plan, questo documento è la base su cui si fonderà il successo della vostra attività.

Questo tipo di consulenza ha un costo che dipende da molti fattori. Tuttavia si parte da un minimo di 3.000€ fino cifre che possono sfiorare i 10.000€.

Dall’altra parte, invece, abbiamo le spese necessarie per la realizzazione di tutta l’infrastruttura che darà vita al vostro negozio elettronico.

Se consideriamo un sito realizzato con un CMS Open Source come WooCommerce, con un tema grafico personalizzato i costi di realizzazione partono da un minimo di 5.000€ in su. Il limite superiore non può essere stabilito, perché dipende tutto dal lavoro necessario alla realizzazione di tutte le vostre necessità.

Costi di marketing

Veniamo adesso alla voce che i più ignorano quando si inizia a parlare di e-commerce: il marketing.

Aprire un sito e-commerce significa decidere di affrontare una concorrenza spietata da parte di migliaia di soggetti, non solo sul territorio nazionale, ma anche a livello internazionale.

Il commercio elettronico è davvero un arena in cui ci si sfida con i leoni e le chance di successo sono strettamente legate a due fattori chiave:

  1. le potenzialità di redditività della nicchia di mercato in cui si è deciso di competere;
  2. il budget che si ha a disposizione per le azioni di marketing necessarie a penetrare nel mercato e avere la meglio.

In merito alla scelta della nicchia all’interno della quale operare, potrebbe essere utile leggere questo articolo che ho scritto proprio su questo argomento.

Per quanto concerne, invece, l’investimento nel marketing, questo è strettamente connesso con la natura dei vostri obiettivi di business.

In linea di principio l’investimento in marketing dovrebbe essere pari al 30% del budget totale che avete deciso di dedicare alla realizzazione del vostro progetto.

Quindi, orientativamente, per riuscire a non essere totalmente irrilevanti sul mercato si dovrebbe stanziare in attività di promozione del vostro e-commerce una cifra che va da un minimo di 10.000€ annui in su.

Naturalmente, questa cifra sarà più grande quanto più competitivo e generalista sarà il mercato all’interno del quale avete deciso di operare. Infatti, ci sono settori all’interno dei quali questa cifra la si spende nell’arco di un solo mese.

Questa cifra comprende, tra le altre, le spese relative a:

  • ottimizzazione SEO on-page, on-site e off-site;
  • azioni di Content Marketing;
  • azioni di Email Marketing;
  • azioni di Digital PR;
  • campagne Google Ads (search e display);
  • gestione Google Shopping;
  • campagne Facebook Ads;
  • campagne su comparatori di prezzi;
  • eventuali investimenti su marketplace esterni.

Tutte queste attività dovranno essere realizzate in armonia con quanto stabilito all’interno del Marketing Plan e tese al raggiungimento di tutti gli obiettivi che ci si è posti.

Inoltre, queste azioni devono essere inserite in un più generale percorso di canalizzazione (Funnel) che si deve intersecare perfettamente con il percorso del vostro potenziale cliente (il cosiddetto Customer Journey).

Costi operativi e logistici

I costi operativi sono quelli legati strettamente alla vita di tutti i giorni del tuo negozio elettronico. Si tratta, insomma, dei pagamenti dovuti ai tuoi fornitori, ai dipendenti e allo stato.

In questo caso, tutto è commisurato al volume d’affari che il negozio online riesce a generare, quindi non sono cifre sulle quali si possono effettuare stime precise. Quello che si può dire, in questo caso, è che si dovrà prevedere uno stanziamento di circa il 20% e proprio budget e del proprio fatturato futuro a copertura dei costi operativi.

Discorso a parte è quello legato alla logistica.

Infatti, dobbiamo considerare due casi distinti:

  • il caso di un e-commerce classico;
  • il caso di un e-commerce in dropshipping;

Nel caso di un e-commerce classico dovremo prevedere alcune spese legate allo stoccaggio (magazzino) e alla spedizione dei prodotti in vendita nonché al cosiddetto Reverse Logistics, vale a dire alla gestione dei resi.

Queste voci di spesa possono essere ridotte quasi a zero se, invece, ci affida a un servizio di dropshipping, come ad esempio quello di Amazon. In questo caso, non dovrete avere un vostro magazzino di stoccaggio né vi dovrete preoccupare di altri aspetti legati alla logistica vera e propria (imballaggio, spedizione ecc.), perché ognuno di questi aspetti verrà gestito in remoto dal vostro partner.

Investimenti in Ricerca e Sviluppo

Questa è una voce di spesa estremamente importante, che può determinare il successo o l’insuccesso di un business e la sua sopravvivenza nel medio-lungo periodo.

Quando si parla di ricerca e sviluppo ci si riferisce a diversi ambiti della vita d’impresa. Tuttavia, l’innovazione è un aspetto fondamentale della buona riuscita di un business e non può essere ignorata.

L‘innovazione può essere di tre tipi:

  • di prodotto;
  • di processo;
  • organizzativa.

Non si può stabilire a priori quanto investire in questo genere di attività, bisogna però comprendere quanto questa possa risultare fondamentale per la vita dell’azienda e per il suo successo.

Conclusioni: quanto costa davvero aprire un e-commerce?

Alla luce di quanto detto fin qui, dovreste avere già un po’ più chiaro quale possa essere l’investimento necessario ad avviare un e-commerce e avrete certamente compreso quali e quante sono le voci che concorrono alla formazione del costo finale.

Diciamo che, tirando le somme, la cifra minima necessaria per realizzare un sito e-commerce si aggira intorno ai 20.000€.

Tuttavia, ci sono negozi elettronici che hanno richiesto investimenti vicini a 100.000€ e non c’è certo da stupirsi.

Cifre inferiori a quelle riportate in questo articolo sono quantomeno poco credibili, perché non possono tenere conto di tutte le spese alle quali si può andare incontro nel corso di tutte le fasi di realizzazione di un e-commerce degno di questo nome.

Esistono soluzioni che prevedono l’investimento iniziale di cifre più contenute, per lo meno per quel che concerne la realizzazione tecnica (per esempio Shopify). Tuttavia, questo non esime dalla necessità di un cospicuo investimento in marketing finalizzato a sostenere l’attività nascente nelle sue fasi di lancio e di sviluppo.

Se vuoi scoprire quali sono le alternative all’e-commerce, leggi le 9 idee di business online che ho proposto in questo articolo.

]]>
https://marcellomarinisi.it/e-commerce-quanto-costa-aprire-un-negozio-online/feed/ 0 25766
9 idee per creare un business online e guadagnare https://marcellomarinisi.it/9-idee-per-creare-un-business-online-e-guadagnare-2/ https://marcellomarinisi.it/9-idee-per-creare-un-business-online-e-guadagnare-2/#respond Mon, 20 Jan 2020 08:00:00 +0000 https://www.marcellomarinisi.it/?p=956 Vuoi creare un business online, ma sei a corto di idee?

Vorresti avviare un’attività imprenditoriale profittevole, ma non sai quale può essere un buon punto di partenza?

Sei arrivato nel posto giusto!

In questo articolo, Infatti, ti presento le 9 idee per creare un business online e iniziare a guadagnare. Quest’anno potrebbe essere l’anno in cui, finalmente, riuscirai a mettere in piedi il tuo business online e a renderlo redditizio.

Non tutti questi suggerimenti possono portare lo stesso livello di introiti, né hanno gli stessi costi iniziali di avvio dell’attività. Starà a te capire quale tra questi è più nelle tue corde e quale può darti la maggiore soddisfazione.

Questo è un articolo che nel tempo ha riscosso molti consensi, così, ho deciso di revisionarlo periodicamente. Questi aggiornamenti mi permettono di darti consigli sempre aggiornati e al passo con i tempi.

Ultimo aggiornamento: 24/01/2020

Un chiarimento iniziale

Un chiarimento iniziale è d’obbligo.

In Rete troverai migliaia di blogger che ti promettono di realizzare i tuoi sogni, tipo vivere di rendita su un’isola caraibica. Io non voglio prendere in giro nessuno e ci tengo a essere molto chiaro: leggendo questo articolo non diventerai ricco sfondato.

Ti dirò di più, nessuno di quegli articoli scritti da sedicenti “guru” ti farà diventate ricco.

Vuoi sapere perché?

Perché la ricchezza si ottiene con impegno e sacrificio, una buona idea imprenditoriale, tanta pianificazione e –perché no? – un pizzico di fortuna (quella non guasta mai!).

Creare un business online richiede conoscenze e competenze. Quindi, se non le possiedi, fatti aiutare da qualcuno che possa guidarti in questo difficile percorso verso l’indipendenza economica. Stai pur certo che, con le giuste indicazioni, potrai riuscire a ottenere quello che desideri e magari anche qualcosa in più.

Riuscire ad abbattere la parete che delimita la tua zona di confort potrebbe essere difficile, ma se ci riuscirai, potrai assaporare il gusto di essere il capo di te stesso!

Le 9 idee per creare un business online

E ora bando alle chiacchiere!

Qui di seguito ti presenterò le migliori 9 idee per creare un business online e iniziare la tua attività in proprio.

1. Crea un info-prodotto, un e-book (auto-pubblicato) o un corso

Queste tre prodotti sono molto particolari e richiedono un’attenta analisi del mercato e del tuo pubblico target prima di potere essere realizzati.

Un info-prodotto è un documento digitale che contiene informazioni utili per il tuo pubblico e la tua nicchia. Viene creato molto spesso come omaggio per invogliare le persone a registrarsi al tuo sito o alla tua mailing-list (lead magnet), oppure come risorsa free in grado di mettere in luce di fronte a un più vasto pubblico le tue conoscenze e le tue competenze.

L’info-prodotto, così come l’e-book e il corso, devono rispondere a un’esigenza specifica del tuo target, così da soddisfare una nicchia che potrebbe diventare per te molto profittevole.

L’e-book è molto simile a l’info-prodotto, ma è più esteso e approfondisce la tematica che stai trattando in maniera più ampia è diffusa. L’e-book ti dà la possibilità di potere guadagnare attraverso l’auto-pubblicazione su Amazon o su altri e-commerce simili, riuscendo a sfruttare il loro sistema di vendite e promozioni in grado di ottimizzare i tuoi profitti, oppure direttamente sul tuo sito.

Infine, il corso è tra queste certamente la strada più complessa. Si tratta di organizzare delle video lezioni, redigere tutti i contenuti, registrare audio e video (se previsto) e realizzare un sistema di vendita. Tuttavia, una volta realizzato, il corso è uno dei più redditizi tra questi prodotti di cui ti sto parlando.

Sia il corso, che l’e-book, che l’info-prodotto possono essere anche associati a un sistema di affiliazione che potrebbe certamente portarti discrete soddisfazioni in termini di vendite.

Sta a te decidere quale sia la migliore soluzione per te.

2. Inizia a usare le affiliazioni

Nel paragrafo precedente ho nominato le affiliazioni, ma cosa sono esattamente?

L’affiliazione (o affiliate marketing) è un processo che ti consente di guadagnare una commissione sulla vendita di un prodotto/servizio realizzato da qualcun altro.

Esistono sostanzialmente due principali tipologie di affiliazioni:

  1. i Prodotti Informativi: in questo caso si tratta di promuovere prodotti come e-book, iscrizioni a servizi online, corsi, web-app ecc. Questa tipologia di affiliazione può permetterti di guadagnare una commissione che può arrivare anche oltre il 50% del valore del prodotto stesso, le barriere in entrata sono relativamente basse ed è abbastanza semplice trovare prodotti da promuovere sul tuo blog o sui tuoi canali social;
  2. il programma Amazon Partners: si tratta di uno degli strumenti che vengono maggiormente utilizzati dagli affiliate marketers ed è uno di quelli che dà le maggiori soddisfazioni. Questo perché Amazon è il più grande, conosciuto e affidabile marketplace del Mondo. Inoltre, su Amazon ci sono milioni e milioni di prodotti tra i quali scegliere ed è facile trovare qualcosa che possa interessare alla tua nicchia.

Molti pensano che le affiliazioni siano l’Eldorado, ma ci sono molte cose da sapere e da valutare per riuscire a creare un business che funzioni, che sia profittevole e, infine, scalabile.

Se non lo conosci ti consiglio di visitare e consultare il sito di Valerio Novelli, che è molto ben fatto e ricco di suggerimenti interessanti.

3. Diventa un Influencer

Ormai va di moda, si sa: tutti vorrebbero diventare Chiara Ferragni. Hanno pure creato un corso di laurea! Purtroppo, però, essere un Influencer non è una cosa per tutti. Serve faccia tosta, autorevolezza, credibilità e un nutrito gruppo di seguaci che “pendono dalle tue labbra”. Senza questi elementi, non c’è trippa per gatti!

Diventare un Influencer significa trasformare te stesso o te stessa in un ambasciatore di prodotti e servizi, vuol dire diventare testimonial vivente di uno stile di vita, riuscire a orientare le scelte di acquisto di migliaia di persone, le loro opinioni e i loro stili di vita.

Una bella responsabilità!

Per diventare un Influencer Devi avere dimestichezza con i social media, soprattutto con Instagram, YouTube e Facebook. Devi conoscere bene come realizzare le immagini e i testi di tutto quello che pubblichi e non lasciare niente (o quasi) al caso.

Dovrai conoscere tutti i segreti del Digital Storytelling ed essere in grado di raccontare una storia che coinvolga quanti più followers possibile: la tua storia.

Dovrai distinguerti dalla massa e diventare un punto di riferimento per il tuo pubblico.

Inoltre, ti servirà lavorare molto sul tuo Personal Branding.

Non è facile, ma c’è la potrai fare!

4. Apri un sito e-commerce

Veniamo a quello che è certamente il sistema più collaudato per iniziare un business online: l’e-commerce. Questo è certamente tra le modalità più sicure per creare un business di successo in Rete. Non è un caso se, ad oggi, l’uomo più ricco del Mondo sia proprio il proprietario di un negozio elettronico: Jeff Bezos di Amazon.

Forse penserai che non c’è più spazio online per altri e-commerce: niente di più falso.

È vero che ci sono moltissimi e-shop in giro, ma la maggior parte di questi non funziona. Si tratta di siti brutti, vecchi, che non tengono minimamente conto dell’esperienza utente e che sono già finiti o destinati a fallire miseramente.

creare un e-commerce non è certo un investimento a basso costo. Al di là del denaro necessario per la creazione della piattaforma web su cui fare girare l’e-shop, infatti, bisogna tenere conto delle spese per il marketing e per tutta la fase operativa della vita del negozio elettronico.

Tuttavia, con la giusta guida tu potresti essere in grado di creare un e-commerce di successo e farti largo nel mercato guadagnando sulle mancanze degli altri tuoi concorrenti, che sono spesso inadeguati e sprovveduti.

  • Se vuoi conoscere i 7 motivi per creare un e-commerce, ti consiglio di leggere questo articolo che ho pubblicato in precedenza.

La cosa più importante è capire quale tipologia di prodotto vuoi vendere.

Le mosse fondamentali sono:

  • trovare un mercato redditizio;
  • trovare un prodotto che non abbia troppi costi;
  • scoprire se il mercato è in espansione oppure è saturo;

Inoltre, se sei alle prime armi e non vuoi investire molto, ti consiglio di creare il tuo sito utilizzando Shopify. In questo articolo ti spiego cos’è e come fare per utilizzarlo.

Se vuoi sapere quanto costa davvero aprire un e-commerce, ti consiglio di leggere quest’articolo.

5. Apri un blog

Dicono che con i blog non si guadagna. Ma chi lo dice?!

Il blog è uno degli strumenti principali per veicolare contenuti in Rete e una delle principali fonti di guadagno di molti imprenditori digitali.

Il vero problema è che molti procedono a tentoni, senza un piano editoriale preciso e senza una strategia ben delineata. Ovviamente, se vuoi monetizzare con un blog, devi sapere come muoverti, conoscere tutte le possibilità a tua disposizione per avere degli introiti.

Non pensare che basti aprire un blog per vedere piovere quattrini. Dovrai creare contenuti costantemente (almeno 2/3 post a settimana) e questi dovranno informare, educare o intrattenere i tuoi lettori. Detto altrimenti, devi essere in grado di catturare in qualche modo l’attenzione del tuo pubblico potenziale e tenerlo incollato al tuo blog.

Non è facile, ma neanche impossibile e, soprattutto, richiede tempo e passione; un blog è ciò che si può definire un investimento a lungo termine. Tra AdSense, Affiliazioni, sponsorizzazioni, corsi, info-prodotti ecc. potrai tranquillamente costruirti il tuo angolo di tranquillità. Ma non pensare che sia tutto in discesa, anzi! I più esperti rivelano che per riusicre ad avermi primi guadagni concreti bisogna attendere anche 2 anni.

6. Avvia un podcast

I podcast sono un’ottima soluzione per generare introiti su Internet. Ne sa qualcosa Samuele Onelia di “Italian Indie”, che ha basato su questo strumento il suo modello di business e ne ha fatto la sua USP.

All’inizio non vedrai grandi profitti da questa attività, come per il blog, si tratta di un investimento di medio-lungo raggio. Ad ogni modo, quando il tuo podcast sarà diventato abbastanza conosciuto e apprezzato, potrai pensare di creare contenuti premium a pagamento, potrai creare delle sponsorizzazioni per alcuni prodotti, sfruttare appieno le affiliazioni o creare i tuoi prodotti per rivenderli (e-book, corsi ecc.).

Ovviamente, per raggiungere questi risultati dovrai necessariamente guadagnarti la fiducia del tuo pubblico. Costruire una base di appassionati sostenitori.

7. Diventa uno Skype Coach

Hai una competenza particolare che pensi possa essere d’aiuto alle altre persone? Allora, diventare uno Skype Coach potrebbe essere la cosa giusta per te.

In pratica, si tratta di rendersi disponibile su Skype è fornire formazione ai tuoi clienti, con “incontri” giornalieri, settimanali o mensili. Questo dipenderà dalla natura della formazione e dagli accordi con i tuoi clienti.

Esistono Skype Coach di ogni genere (life coach, health coach, dating coach ecc.), sta a te decidere in che modo aiutare i tuoi potenziali clienti.

Inutile dire che è più semplice diventare uno Skype Coach quando hai un blog dedicato all’argomento per il quale ti proponi come formatore.

8. Acquista domini a basso costo e rivendili (flipping)

È un principio di speculazione noto in ambito immobiliare, ma che funziona anche sul Web.

Si tratta di acquistare a poco prezzo dei domini con nomi appetibili per poi rivenderli a un prezzo maggiorato, ricavandoci un buon surplus.

In Rete esistono diversi siti che si occupano di questo tipo di servizio, basta cercare un po’ su Google e scegliere a quale servizio affidarsi.

Non è una pratica che a me personalmente piace molto, ma c’è tanta gente che ha ottenuto ottimi ricavi da questo tipo di business.

9. Lavora in dropshipping

E arrivati all’ultimo suggerimento.

Si tratta di un diverso modo di fare e-commerce, ma senza l’onere della gestione del magazzino e delle spedizioni (insomma, della logistica).

In pratica, si tratta di creare un e-commerce all’interno del quale vendere prodotti presenti nel catalogo di qualcun altro, guadagnando una commissione su ogni articolo venduto.

Il vantaggio principale di questa tipologia di e-commerce sta nel fatto che non c’è nessun rischio legato a perdite derivate da politiche di stock errate. Inoltre, il livello delle barriere d’entrata è davvero bassissimo, perché non è necessario quasi nessun investimento iniziale per potere avviare l’attività.

Il dropshipping è una pratica che si sta diffondendo molto rapidamente, alimentata soprattutto da colossi come Amazon e AliExpress.

Conclusioni

E siamo giunti alle conclusioni di questo articolo.

Da quello che hai letto avrai compreso che guadagnare online è possibile, ma che non esistono bacchette magiche che ti possano fare diventare un magnate del Web schioccando le dita.

Esistono diverse tipologie di business che possono essere create online e le principali sono:

  1. la creazione di un info-prodotto o di un e-book o di un corso
  2. sfruttare le affiliazioni
  3. diventare influencer
  4. creare un sito e-commerce
  5. aprire un blog
  6. avviare un podcast specifico
  7. diventare uno Skype Coach
  8. avviare un’attività nei flipping
  9. creare un e-commerce in modalità dropshipping

Ovviamente, questo elenco non esaurisce il ventaglio delle possibilità, ma ti fornisce una panoramica di partenza che ti può fornire le basi per iniziare a pianificare la tua attività online.

Le possibilità sono dettate dalla tua intraprendenza e dalla tua creatività.

Naturalmente, la nascita di ogni azienda deve essere accompagnata dalla realizzazione di un Business Plan e supportata dalla redazione di un Piano di Marketing adeguato al raggiungimento degli obiettivi. Inutile navigare a vista.

Dovrai rivolgerti a un consulente fiscale che sia in grado di orientare le tue decisioni e di guidarti nella creazione della tua azienda. Inoltre, avrai bisogno della guida di un consulente esperto di marketing che ti possa aiutare a definire i tuoi obiettivi, comprendere le strategie e mettere in campo e le azioni necessarie per renderle concrete.

Io ti ho detto la mia. Adesso la palla è in tuo possesso.

Hai altre idee? Quale potrebbe essere secondo te un business possibile?

]]>
https://marcellomarinisi.it/9-idee-per-creare-un-business-online-e-guadagnare-2/feed/ 0 25924
I migliori blog italiani di Digital Marketing da seguire nel 2020 https://marcellomarinisi.it/i-migliori-blog-italiani-di-digital-marketing-da-seguire/ https://marcellomarinisi.it/i-migliori-blog-italiani-di-digital-marketing-da-seguire/#respond Wed, 18 Dec 2019 10:04:00 +0000 https://www.marcellomarinisi.it/?p=25717 Quali sono i migliori blog italiani di Digital Marketing? Anche per il 2020 torna l’appuntamento con l’articolo in cui svelo quali sono, secondo il mio parere personale, i blog che rappresentano dei veri e propri punti di riferimento nel settore del marketing digitale.

Qui trovi l’articolo dell’anno scorso.

Gli autori di questi blog sono professionisti del settore che dedicano una parte del loro tempo a pubblicare contenuti utili e di qualità per approfondire vari aspetti legati ai loro ambiti specifici.

La scelta si basa su delle semplici valutazioni relative soprattutto a:

  1. la qualità dei contenuti offerti;
  2. la frequenza della pubblicazione di post;
  3. l’autorevolezza del blogger;
  4. completezza delle argomentazioni.

Si tratta di 6 blog, che ho suddiviso per settore specifico, così da darti una panoramica armonica delle maggiori fonti di informazioni, consigli e notizie sul mondo del Digital Marketing.

Cominciamo!

Miglior blog sulla SEO: Tagliablog di Davide Pozzi

Tagliablog di Davide Pozzi è un po’ un’istituzione del web italiano e, anche quest’anno, si aggiudica il titolo di miglior blog dedicato alla SEO. Esiste praticamente da sempre e ha cambiato faccia nel corso del tempo, concentrandosi, negli ultimi anni, su tematiche che hanno a che vedere principalmente con la SEO.

Davide Pozzi è sempre preciso e puntuale e i suoi articoli sono un vero concentrato di conoscenze e idee che possono permettere davvero di accrescere la conoscenza del processo di ottimizzazione dei tuoi contenuti per i motori di ricerca.

Una lettura che consiglio caldamente a tutti coloro che si occupano di SEO a livello professionale e a quelli che gestiscono il proprio sito internet o il proprio blog e che vogliono migliorare il proprio posizionamento sui motori di ricerca.

Anche perché, fa sempre bene ricordarlo, dominare l’algoritmo dei motori di ricerca è il primo passo verso il successo di qualunque progetto Web.

Il miglior blog sulla SEO/02: il blog di SEMrush

Il blog di SEMrush

Ogni anno si arricchisce di nuovi contenuti e chiamarlo blog sulla SEO è forse un po’ riduttivo. Non me ne vogliano i suoi bravi autori!

Il blog di SEMrush, però, ha nella SEO la sua vocazione più grande, anche se al suo interno è possibile trovare articolo degli argomenti più vari.

Ogni contributo è sempre puntuale, dettagliato e ricco di dettagli. Una lettura piacevole per approfondire molte tematiche legate al mondo del Digital Marketing e rafforzare le proprie competenze nell’ambito dell’ottimizzazione per i motori di ricerca.

Grazie alla lettura di questo blog sarà possibile avere un quadro di riferimento sempre aggiornato e mai banale.

Miglior blog sul Content Marketing: MySocialWeb di Riccardo Esposito

MySocialWeb di Riccardo Esposito

MySocialWeb rappresenta, a mio avviso, la più vasta e importante raccolta di consigli e informazioni sul mondo del Content Marketing e della scrittura online.

Diffidate dalle imitazioni!

Dentro MySocialWeb ci sono tutte le competenze e le conoscenze che Riccardo Esposito ha maturato i questi anni di attività come curatore di contenuti per alcune delle più importanti realtà italiane sono Web.

Se hai curiosità di come funziona il processo di creazione dei contenuti su Internet o desideri iniziare a sviluppare tutte le competenze per diventare un Web Writer professionista, allora MySocialWeb è il posto giusto per te.

All’interno troverai anche molti articoli che trattano di SEO e di Social Media Marketing, argomenti che sono intrinsecamente connessi con l’universo del Content Marketing e che ogni bravo scrittore digitale dovrebbe conoscere.

Miglior blog sul Content Marketing/02: il blog di Pennamontata

Il blog di Pennamontata

Diciamo la verità, quando si parla di contenuti, Pennamontata è una vera istituzione.

I post sono ricchi, completi e i contenuti sono di altissimo spessore.

Se desideri restare al passo con il settore devi necessariamente leggere i contenuti proposti da loro, che di Content Curation me sanno davvero molto.

Miglior blog sul Personal Branding: Skande di Riccardo Scandellari

Il blog di Riccardo Scandellari

Riccardo Scandelari è un vero maestro della comunicazione digitale personale, dunque anche quest’anno si è guadagnato di diritto un posto in questa mia personalissima lista. Il blog di Riccardo Scandellari non ha bisogno certo di presentazioni, perché è uno dei più letti e apprezzati del panorama del Digital Marketing, soprattutto per quel che concerne, appunto, il Personal Branding.

Comunicare sé stessi nel modo migliore è una elle cose più difficili da fare, sia online che offline, ma Riccardo Scandellari riesce a tenere tutto davvero molto semplice e lineare.

Skande è un vero condensato di contenuti utili e ricchi di sostanza. Se vuoi potenziare la tua presenza online e accrescere le tue competenze nonché il tuo modo di presentarti al mondo del Web e ottenere il massimo, non puoi esimerti dalla lettura di questo blog.

Riccardo è diretto e preciso, non lascia spazio a inutili giri di parole, va dritto al sodo ed esprime i suoi concerti con un’efficacia comunicativa che ha pochi eguali in Italia. Soprattutto, il suo blog tratta argomenti spesso tralasciati da altri e offre spunti di riflessione estremamente interessanti.

Il miglior blog su Facebook Marketing: il blog di Veronica Gentili

Il blog di Veronica Gentili

Veronica è l’unica donna presente in questo elenco, ma non bisogna vederla come una quota rosa. Lei, infatti, è davvero una delle più grandi esperte di Facebook Marketing presenti attualmente in Italia. Nulla a che vedere con i venditori di fuffa che trovi in giro per la Rete. Veronica sa davvero il fatto suo.

Il suo blog personale è ricco di articoli che ti permetteranno di scoprire tutto quello che c’è da sapere su Facebook Ads, Pixel e Custom Audiences, facendoti acquisire delle competenze ampie e variegate che ti permetteranno di gestire al meglio le tue campagne.

Vuoi padroneggiare le inserzioni su Facebook? Veronica Gentili sarà certamente in grado di spiegarti come fare.

Il miglior blog su Growth Hacking e Startup: il blog di Raffaele Gaito

Il blog di Raffaele Gaito

Raffaele Gaito è, a mio parere, un pioniere. Prima di lui in pochissimi in Italia avevano parlato di Growth Hacking e di come applicarlo allo sviluppo delle startup — e non solo. Quindi, anche in questo 2019, si è guadagnato un posto tra i migliori blog di Digital Marketing italiani.

Il blog di Raffaele Gaito è completo e sempre aggiornato e tratta di argomenti che ogni imprenditore digitale dovrebbe conoscere. Soprattutto, Raffaele riesce a divulgare concetti, a volte anche molto complessi, esprimendosi con chiarezza e semplicità, ma senza perdere di vista la solidità del argomentazioni.

Credo, in tutta onestà, che siano davvero poche le persone che posseggono le conoscenze e le competenze di Raffaele e prova ne è il suo successo come consulente e formatore.

Insomma, il blog di Raffaele Gaito non te lo puoi proprio perdere!

Il miglior blog su Instagram Marketing e Influencer: Apclick di Alessandro Pozzetti

Apclick di Alessandro Pozzetti

Ed eccoci penultimo blog della lista, Apclick.

Ai certamente sentito parlare di Social Influencer e di Instagram. Bene! Alessandro Pozzetti è uno dei massimi esperti italiani in questo ambito.

Su Apclick troverai tutte le informazioni e i contenuti che ti servono per riuscire a scoprire questo mondo davvero affascinante e affrontare con maggiore coscienza tutte le problematiche che sono connesse con il mondo degli Influencer e di Instagram.

Il blog di Alessandro Pozzetti è, credo, l’unico in Italia che affronta questo argomento con la giusta prospettiva, mettendo in luce i grandi pregi e i tanti difetti di queste tecniche di marketing che sfruttano le immagini e il coinvolgimento ampli del pubblico.

Un ambito abbastanza nuovo e per certi versi inesplorato all’interno del quale Alessandro si muove con grande disinvoltura.

Il miglior blog sui Social Media a 360°: In time di Franz Russo

In time di Franz Russo

New entry nella mia lista dei migliori blog di Digital marketing italiani per il 2019: il fantastico blog di Franz Russo.

In realtà, a me piace definirlo un magazine sui Social Media. Un sito ricco di news, curiosità, approfondimenti, riflessioni, insomma, una lettura immancabile per tutti i professionisti del settore, per chi aspira ad esserlo o per chiunque sia curioso riguardo a queste tematiche.

Franz è un vero divulgatore, appassionato e intelligente e offre sempre spunti di conversazione stimolanti anche sui suoi canali, soprattutto su Twitter.

Io, personalmente, ci faccio un salto almeno una volta al giorno, per scoprire molte delle novità del settore.

Concludendo

E siamo giunti alla fine di questo articolo.

L’elenco che ho proposto è probabilmente incompleto e parziale, frutto in buona parte delle mie simpatie personali, ma non solo.

I blog che ti ho voluto segnalare sono quelli che, a mio modo di vedere riserveranno le maggiori sorprese per il 2020.

Perché lo penso?

Perché negli ultimi anni sono stati loro a essere al passo con i tempi e a trattare gli argomenti più caldi del momento, sapendo sempre cogliere i trend principali. Non solo!

Una delle caratteristiche che più apprezzo in questi blog è che i loro autori hanno una direzione editoriale ben precisa e sono in grado di esprimere pareri personali di buon livello, generando sempre nuovi spunti di riflessione e stimolando l’approfondimento delle tematiche.

Tutti loro hanno un tono di voce unico e personalissimo nonché facilmente riconoscibile. Non puntano sul sensazionalismo o sulle disutili iperboli, ma sulla concretezza e sulla competenza. Sono capaci e la loro comunicazione è chiara e, soprattutto, efficace.

E tu che ne pensi?

Quali sono, secondo te, i migliori blog italiani da seguire nel 2020?

]]>
https://marcellomarinisi.it/i-migliori-blog-italiani-di-digital-marketing-da-seguire/feed/ 0 25717
Come digitalizzare il proprio business in 5 step https://marcellomarinisi.it/come-digitalizzare-il-proprio-business-in-5-step/ https://marcellomarinisi.it/come-digitalizzare-il-proprio-business-in-5-step/#respond Sun, 01 Dec 2019 09:10:00 +0000 https://www.marcellomarinisi.it/?p=25692 Come digitalizzare il proprio business in 5 step Leggi altro »

]]>
Ho deciso di dare spazio ai giovani a ospitare sul mio blog l’articolo di Pietro Ciattaglia, giovane titolare dell’agenzia Rankoo di Roma (Rankoo.it). Nel suo post ha voluto affrontare il tema della digitalizzazione in azienda e ha voluto proporre 5 passi per dare inizio a questo processo fondamentale per ogni azienda.


Digitalizzare il proprio business: i 5 step

Il mondo digitale è vasto e pieno di opportunità. Le aziende “smart” al giorno d’oggi sono quelle che non solo afferrano queste opportunità, ma prendono anche iniziative nei terreni appena scoperti. Fatta correttamente, la digitalizzazione può aiutare a trasformare qualsiasi azienda in un’organizzazione più incentrata sul cliente e ad alte prestazioni.

È probabile che tu abbia iniziato a digitalizzare la tua attività, ma non hai iniziato a vedere tutti i risultati che ti aspettavi. O forse non stai vedendo i risultati alla velocità che ti aspettavi. In entrambi i casi, potrebbe essere il momento di fare un passo indietro e apportare alcune modifiche al tuo approccio.

Ecco cinque cose che puoi fare per accelerare i tuoi guadagni e migliorare la tua azienda.

1. Crea il tuo brand (brand awarness)

Il tuo marchio è la tua storia.

La tua azienda dovrebbe avere un’ispirazione e una visione che la contraddistingue. Immagina che la tua azienda sia una persona che interagisce e aiuta gli altri nella loro comunità.

Per digitalizzare il tuo business devi tenere presente che i tuoi elementi di branding dovrebbero riflettere questa qualità speciale. Questi elementi di personalizzazione sono i messaggi che invii attraverso il tuo logo, slogan, tavolozza dei colori e direzione.

“DEVI RISOLVERE PROBLEMI, NON VENDERE PRODOTTI”

2. Apri un sito web

Il tuo sito è indice della tua affidabilità.

Il sito web è lo strumento base per chi vuole portare la propria azienda un passo avanti nel 2020. Quando navighiamo in cerca di abiti, accessori o oggetti da comprare sul web, uno degli elementi principali che porta alla conversione è l’affidabilità percepita dall’utente rispetto al sito web.

Per essere affidabile un sito deve avere:

  • Grafica accattivante (web design);
  • Struttura corretta (web developing);
  • Contenuti e intestazioni corretta (copywriting).

Questi tre elementi richiedono esperienza di Web Design, Web Developing e Copywriting.

Ecco perché siti come quello di Gucci o di Apple si aggirano intorno ai 100.000€.

3. Aumenta la tua visibilità, fatti trovare!

SEO: ottimizza il tuo sito Web per i motori di ricerca.

Avere un sito Web fantastico è un grande passo ma l’attività che segue la realizzazione vera e propria è ancora più cruciale.

La SEO (Search Engine Optimization) è un’azione di ottimizzazione dei contenuti di un sito Web orientata a fare sì che questo contenuti possano essere visualizzati organicamente nelle prime pagine delle ricerche dei tuoi consumatori.

Le principali tipologie di SEO si effettuano sia On-Page che Off-Page, la stessa lunghezza di un paragrafo o la quantità di parole è oggetto di Seo-Strategy.

Questo passo richiede uno specialista, perché i motori di ricerca (e i loro algoritmi) cambiano ogni giorno (Google Panda, Penguin, BERT) e stare dietro a questi aggiornamenti è difficile per un neofita di Internet; ecco perché serve affidarsi ad una Agenzia Specializzata che si prenderà cura di studiare le strategie migliori per il tuo business e ti garantirà risultati a breve e lungo periodo.

4# SFRUTTA I SOCIAL MEDIA (Facebook, Instagram, Twitter)

Una volta che hai costruito delle fondamenta solide per la tua azienda online (sito web ottimizzato e funzionale), puoi passare al 4# step.

Passiamo più di 7 ore al giorno sui Social Media. Cosa significa¿? Clienti facili!

Mostra agli altri come lavori e falli appassionare!

La pubblicazione di 2 post al giorno e di Stories riguardanti la tua attività o le offerte e le promozioni, ti garantiranno una maggiore visibilità sui social. Ricorda che l’importante oltre ai contenuti è la costanza dei tuoi post. Più sarai presente più la gente si ricorderà di te e acquisterà i tuoi prodotti/servizi. Il problema principale è ovviamente il tempo, occuparsi di un’attività e contemporaneamente dedicare del tempo ai social e dover quindi anche a rispondere a tutti coloro che ti contattano tramite Instagram o Facebook, è un notevole impegno, ecco perché alcune agenzie che si occupano di Digital Marketing, offrono servizi di gestione dei Social Media. Di seguito vi riporto dei dati Italiani sull’utilizzo di Internet.

Il prossimo passo è strettamente legato al precedente… ed è MOLTO importante!

5. Pubblicità digitale

A gennaio 2019 sono stati registrati circa 4,4 miliardi di utenti attivi su Internet, con un tempo di presenza giornaliero che si aggira attorno alle 6 ore. Gran parte di questo tempo viene speso su YouTube, che sembra essere tra le piattaforme social destinata a crescere ancora nei prossimi anni.

Secondo l’Advertising Expenditure Forecasts di Zenith, nel 2021 la pubblicità su Internet arriverà a rappresentare il 52% degli investimenti pubblicitari globali, surclassando la televisione.
Cosa possiamo dedurre da questo? Investire in pubblicità online è la scelta giusta per la tua azienda!

Non solo per i costi, che sono nettamente inferiori a quelli del marketing classico, ma anche per la dinamicità, l’efficacia (ROI) e la possibilità di Insights veramente precisi! Immagina di poter conoscere ogni persona che ha visto la tua pubblicità (nazionalità, età, sesso, interessi). Sembra impossibile ma è realtà! Grazie a Google Ads, Youtube e Facebook Ads (che comprende anche Instagram), quando un utente vede la tua inserzione e fa un acquisto, tu lo potrai saper e valuterai se la tua campagna sta procedendo come desideri.

Le tipologie di Marketing Digitale sono molte, tuttavia non è detto che siano tutte adatte al tuo tipo di attività!

Conclusioni

Spero sia riuscito a spiegare l’utilità, nel 2019, di avere un sito Web per la propria attività. Se non siete molto ferrati in materia, affidatevi ad un’agenzia, quasi sempre sono giovani (spesso i maggiori esperti del web, ai giorni d’oggi), loro vi indicheranno quale strategia intraprendere e sicuramente porteranno ottimi risultati.

In caso preferiste fare da soli, online ci sono migliaia di corsi (gratuiti e non) e libri, che vi aiuteranno ad entrare nel mondo del Digital Marketing. Non rimanete indietro, digitalizzate la vostra impresa!

Scritto da Pietro (Rankoo.it, CEO)


Grazie a Pietro per il suo contributo!

]]>
https://marcellomarinisi.it/come-digitalizzare-il-proprio-business-in-5-step/feed/ 0 25692
Articoli lunghi o articoli brevi? Quale strategia scegliere per un blog https://marcellomarinisi.it/articoli-lunghi-o-articoli-brevi-quale-strategia-scegliere-per-un-blog/ https://marcellomarinisi.it/articoli-lunghi-o-articoli-brevi-quale-strategia-scegliere-per-un-blog/#comments Wed, 20 Nov 2019 06:13:03 +0000 https://www.marcellomarinisi.it/?p=25676 Qualche giorno fa su “Medium” ho letto un articolo dal titolo molto accattivante: The 500-Word Post Is Dead. But longer content won’t automatically be better. L’autore di questo blog post mi ha fornito uno spunto di riflessione sul content marketing e sul motivo per cui, in molte occasioni, certe strategie di marketing basate sui contenuti falliscono miseramente.

Articoli lunghi o brevi

Quando si parla di contenuti per il Web non mancano gli articoli in cui si inneggia al valore intrinseco dei post long-form nel determinare il corretto posizionamento di un blog e conseguentemente di un sito nelle SERP dei motori di ricerca.

Per articoli long-form si intendono quei blog post composti da più di 700 parole.

Tuttavia, questi articoli sconfinati sono spesso una lunga lista di argomenti che verranno trattati più approfonditamente all’interno di altri post; si tratta, in altre parole, di quei contenti che sono spesso denominati cornerstone, vale a dire degli incroci virtuali lungo il customer journey grazie ai quali il lettore può orientarsi all’interno dei contenuti del sito.

Questo significa che, con tutta probabilità, questi post non saranno né ben argomentatiesaustivi. Si tratterà, piuttosto, di una introduzione all’argomento che smisterà gli utenti altrove all’interno del sito.

Questo ridurrà certamente la frequenza di rimbalzo – quantomeno nel breve-medio periodo –, ma potrebbe incidere negativamente sulla percentuale di utenti di ritorno e quindi sulla retention del vostro sito.

The conventional wisdom right now is that long-form articles generally receive a higher ranking than short pieces and that longer articles are more likely to be shared via social media. I think that one of the reasons is that longer articles have the opportunity to be more detailed, use more keywords (especially long-tail keywords), and tend to receive more organic traffic and more organic backlinks.

Marshall Bowden

Gli articoli brevi, dal canto loro, hanno il vantaggio di essere facilmente fruibili e permettono di focalizzarsi velocemente sui concetti chiave. Tuttavia, essi non consentono di approfondire i concetti esposti e sono spesso considerati indice di svogliatezza, pigrizia o di mancanza di competenza (quanto meno dai motori di ricerca).

Ad ogni buon conto, alcuni stanno iniziando a capire che spesso la lunghezza non è tutto, bensì esistono altri parametri da seguire per riusicre a posizionarsi rispetto alla concorrenza.

La lunghezza non è tutto

Quello che emerge, soprattutto dopo l’ultimo aggiornamento all’algoritmo di Google (BERT), è che non è tanto la lunghezza di un articolo a determinare il rank all’interno di Google, quanto piuttosto la potenziale soddisfazione che i lettori possono trarre da quello specifico contenuto.

Questo significa che piuttosto che stare a pesare le parole al chilo, si dovrebbe tenere conto di alcuni parametri fondamentali:

  • la composizione del mercato/segmento/nicchia di riferimento;
  • il comportamento dei concorrenti;
  • il tipo di Keyword per le quali ci si vuole posizionare;
  • le caratteristiche dei tuoi lettori/clienti.

In altre parole, il focus dell’attenzione dovrebbe essere rivolto al target e allo scopo per il quale stiamo scrivendo il contenuto.

Analizzando il contesto all’interno del quale l’articolo deve collocarsi e studiando il modo in cui la nostra audience si comporta con ciò che scriviamo possiamo capire quale sia la lunghezza adeguata per i nostri contenuti.

Ci sono contesti in cui 600 parole sono poche, altri, invece, in cui possono risultare sufficienti o, addirittura, eccessive.

The reasons or purpose for content and its suggested length is the concern of the organisation and those who are charged with its marketing plan. When a writer is hired to produce marketing content, they should be given information about the marketing persona and the company’s goals or reason for producing it.

Marshall Bowden

L’importanza del contesto e dello scopo

Quello che mi preme maggiormente sottolineare, in questa mia riflessione, è l’importanza del ruolo che contesto e scopo ricoprono nella scrittura di articoli per il Web.

Scrivere senza conoscere il pubblico per il quale si lo si sta facendo equivale a un suicidio. Lo stesso può dirsi se ci si lancia nella stesura di un articolo senza sapere quali sono gli obiettivi strategici che si vogliono raggiungere. Soprattutto quando non si scrive per sé stessi ma si producono contenuti per un cliente, che si aspetta che venga fatto un lavoro a regola d’arte e in linea con le sue aspettative.

La scrittura commerciale/pubblicitaria ha delle regole ben precise che, come tutte le regole, non possono essere ignorate. Bisogna tenere conto di fattori che da una parte hanno a che fare con la creatività, ma dall’altra sono strettamente dipendenti dai risultati (quindi dai numeri).

La cosa più importante non è la lunghezza dell’articolo, quanto piuttosto la sua adeguatezza rispetto al suo argomento, la sua coerenza con gli obiettivi del cliente, la sua rilevanza per il pubblico ricevente, il rispetto del registro generale della brand identity.

Non tenere conto di questi fattori e concentrarsi solamente sul numero di parole, porterà necessariamente a fornire un servizio scadente al cliente.

È questo quello che vuoi?

]]>
https://marcellomarinisi.it/articoli-lunghi-o-articoli-brevi-quale-strategia-scegliere-per-un-blog/feed/ 1 25676
Chi è l’E-commerce Manager, cosa fa, quanto guadagna e come puoi diventarlo https://marcellomarinisi.it/chi-e-le-commerce-manager-cosa-fa-quanto-guadagna-e-come-puoi-diventarlo/ https://marcellomarinisi.it/chi-e-le-commerce-manager-cosa-fa-quanto-guadagna-e-come-puoi-diventarlo/#respond Fri, 15 Nov 2019 17:16:03 +0000 https://www.marcellomarinisi.it/?p=25654 Una delle figure professionalità più ricercate dalle aziende di tutto il mondo è quella dell‘e-commerce manager. Questo professionista è molto presente negli Stati Uniti e in Nord Europa, mentre nel nostro Paese è pressoché sconosciuto. La sua diffusione è andata di pari passo con lo sviluppo del settore a livello nazionale e, oggi, è una delle figure più richieste dalle aziende che si sono aperte al mercato digitale, anche in Italia.

Nel nostro Paese, infatti, a partire dal Natale 2017, si è registrata una notevole aumento della quota di mercato dei negozi elettronici, che è cresciuta sino ad assumere proporzioni considerevoli. Questo scenario mutato ha generato una grande richiesta di nuove figure professionali, tra le quali quella del gestore di e-commerce è diventata via via più ricercata.

Ma chi è l’E-commerce Manager? Cosa fa? Quanto guadagna? E quali sono i passi per acquisire le competenze necessarie per diventarlo?

Chi è l’E-commerce Manager

L’e-commerce manager è la persona che fattualmente si occupa di gestire un negozio elettronico. In altre parole, si tratta del responsabile di tutte le operazioni di vendita online dell’azienda e ha il compito di ottimizzare le performance del negozio elettronico.

Insomma, si tratta di una figura chiave per la vita dell’e-commerce, che deve avere una forte propensione strategica ed essere in grado di assolvere a compiti diversificati, ma tutti intrinsecamente interconnessi gli uni agli altri. Si tratta, infatti, di una figura dirigenziale che deve tenere sotto stretto controllo tutte le fasi dei processi che sono, in un modo o nell’altro, riconducibili agli acquisti online.

l’E-commerce Manager deve essere in grado di coordinare il lavoro di altre figure professionali che, insieme, concorrono al successo dell’azienda: dal copywriter al IT Specialist, dal SEO Specialist al Web Designer, dal commerciale al contabile, fino al responsabile della logistica.

L’obiettivo principale del lavoro dell’e-commerce manager è quello di rendere piacevole e soddisfacente l’esperienza dell’utente all’interno del negozio elettronico, così da ottimizzare i risultati e incrementare le vendite online.

Cosa fa un E-commerce Manager

Quali sono, allora i compiti di un e-commerce manager?

Esse comprendono:

  • la progettazione della customer experience all’interno della piattaforma e-commerce. Questo include sia scelte di natura tecnica (scelta del CMS), che decisioni più specificatamente commerciali;
  • la definizione, in accordo con l’area Marketing, delle politiche di prezzo;
  • le scelte relative all’adozione di metodi di pagamento sempre al passo con tempi e in grado di garantire la massima sicurezza per i clienti;
  • il coordinamento del servizio post-vendita;
  • la gestione e il mantenimento dei rapporti con i fornitori;
  • il lancio di nuovi prodotti o di servizi che mirino a soddisfare i bisogni dei clienti;
  • la supervisione delle scelte di content curation, con particolare riferimento a quelle che hanno a che fare con le schede prodotto e con i listini;
  • la definizione di una privacy policy chiara e dettagliata per garantire la sicurezza della gestione e del trattamento dei dati personali degli utenti;
  • la gestione del rapporto con i responsabili della logistica;
  • stare sempre a stretto contatto con il direttore marketing per fornire i riscontri necessari per il monitoraggio dei risultati.

Queste naturalmente sono soltanto i compiti principali. Molte responsabilità cambiano sulla base della dimensione dell’e-commerce e con il mercato di riferimento.

Le principali competenze di un e-commerce manager

Quali sono le principali skills e soft skills che deve padroneggiare un e-commerce manager?

Certamente, sarà necessario avere delle competenze trasversali che coprano diverse discipline, come per la maggior parte dei lavori nel settore digitale. Un e-commerce manager deve avere conoscenze base nell’ambito del marketing e del digital marketing e deve muoversi con disinvoltura tra le tecniche di scrittura per il web, inoltre, deve avere delle buone conoscenze di Social Media Marketing. Naturalmente, ogni gestore di e-commerce deve avere conoscenze nell’area delle vendite, del merchandising e di tutte le tecniche di retail.

Per quanto riguarda le soft skills, invece, l’e-commerce manager dovrà avere una visione strategica orientata alla customer retention. Inoltre, dovrà possedere un’ottima capacità di gestione di team di lavoro e di project management.

A completare il profilo del perfetto gestore di e-commerce abbiamo la conoscenza dei principali tool e piattaforme per la gestione di negozi online, unita a una solida conoscenza dei gestionali aziendali (come i software per CRM). Inoltre, possono fare gola alle aziende la conoscenza delle tecniche e degli strumenti di marketing diretto via email e dei tool per il monitoraggio dei social media.

Quanto guadagna un E-commerce manager

In Italia, come è noto, ci sono notevoli differenze tra Nord e Sud anche relativamente ai salari percepiti. In ogni caso, è possibile stimare una forbice di reddito sia per le figure junior che per i senior.

In particolare, un e-commerce manager junior guadagna tra i 20.000€ e i 30.000€ lordi annui. Si tratta in questo caso di figure con un esperienza di 1-4 anni nel ruolo.

Invece, un e-commerce manager senior guadagna mediamente tra i 40.000€ e gli 80.000€ lordi annui. In questo caso, parliamo di professionisti con oltre 10 anni di esperienza.

Come diventare un E-commerce Manager

Vista la natura interdisciplinare del profilo dell’e-commerce manager è difficile riusicre individuare un percorso di formazione unico. Tuttavia, una buona base di partenza è una laurea in economia o in ingegneria gestionale o, infine, in comunicazione. Questi percorsi devono essere poi integrati con corsi di formazione specifici o master post-laurea.

Ad ogni modo, bisogna tenere conto che le aziende cercano per lo più figure con almeno 1-4 anni di esperienza nel settore, quindi è bene selezionare percorsi  he prevedano lo svolgimento di un periodo di stage in azienda. Certamente, quella dell’e-commerce manager è uno dei profili più ricercati tra le aziende che hanno deciso di investire nel commercio elettronico e le prospettive di collocamento di chi si specializza in questo ambito sono certamente molto interessanti.

Il mio consiglio è quello di non smettere mai di mettersi in gioco e di consolidare e ampliare sempre le proprie conoscenze e competenze, in modo da potere essere sempre competitivi nel mercato del lavoro e potere sempre puntare ad essere il candidato ideale per chi è alla caccia di talenti da inserire nel proprio organico.

]]>
https://marcellomarinisi.it/chi-e-le-commerce-manager-cosa-fa-quanto-guadagna-e-come-puoi-diventarlo/feed/ 0 25654
Conosci te stesso: cos’è il personal branding https://marcellomarinisi.it/conosci-te-stesso-cos-e-il-personal-branding/ https://marcellomarinisi.it/conosci-te-stesso-cos-e-il-personal-branding/#respond Sun, 20 Oct 2019 10:00:50 +0000 https://www.marcellomarinisi.it/?p=1455 Conosci te stesso: cos’è il personal branding Leggi altro »

]]>
Fare personal branding non è un’opzione. Fare personal branding è fondamentale per posizionare te stesso nella mente dei tuoi clienti, all’interno del tuo mercato/segmento/nicchia di riferimento e costruire un’immagine forte e autorevole. Per essere un professionista (dentro e fuori dalla Rete) devi costruire la tua identità di brand e farti largo nell’immaginario dei consumatori, per far breccia nei loro pensieri.

Cos’è un brand?

La definizione di brand (cioè un marchio) è molto semplice: un brand rappresenta l’identità di un’azienda. Il suo ruolo principale, dunque, è quello di distinguere i prodotti e servizi di un’azienda da quelli di un’altra. Può trattarsi di parole, disegni, pittogrammi, forme lettere, cifre, suoni, combinazioni o tonalità cromatiche e qualunque cosa possa essere distintiva di una determinata impresa. Il brand racchiude e sintetizza l’identità dell’azienda, i suoi valori caratteristici, le sue peculiarità. Rappresenta l’elemento attraverso cui l’azienda viene riconosciuta e, soprattutto, ricordata.

Il brand è notoriamente importante quando parliamo di business, ma oggi è altrettanto importante su un piano personale. Perché?

Perché, oggi più che mai, è importante mettere in risalto le proprie competenze e le proprie peculiarità, costruire un posizionamento credibile e rendersi riconoscibili online incrementando le tue opportunità professionali. In un mercato caratterizzato da una offerta molto ampia e da una domanda intera quasi asfittica il tuo obiettivo dovrebbe essere quello di creare una visione del tuo futuro e attuare tale visione, anche attraverso l’uso sapiente dei Social Media (blog in testa). Questo, per esempio, potrebbe portarti a trovare un lavoro migliore o ad acquisire contatti importanti per la tua azienda. Inoltre, può renderti facilmente riconoscibile all’interno del tuo settore.

In quest’epoca in cui tutti lottano per emergere, devi riusicre a vincere la competizione. Per questo motivo ciò che ti serve è renderti più attraente per il tuo target attraverso la creazione di una strategia efficace di personal branding.

Ogni azione che noi compiamo online viene monitorata e prima o poi finirà per essere vista dalla persona giusta, quella che potrebbe cambiarti la carriera. Questa potrebbe essere una vera fortuna o la cosa peggiore che potrebbe succedere. Dipende tutto da come hai gestito la tua identità digitale nel corso del tempo (una foto scalmanata o un post spinoso potrebbero compromettere le tue chances.

Cos’è il Personal Branding, allora?

Il personal branding è un processo attraverso cui una persona definisce i punti di forza (conoscenze, competenze, stile, carattere, abilità, ecc.) che la contraddistinguono in modo univoco, creando un proprio marchio personale, che comunica poi nel modo che reputa più efficace. Il personal branding adotta le tecniche utilizzate dal Marketing per promuovere i prodotti commerciali e le adatta per la promozione dell’identità delle singole persone. L’obiettivo in entrambi i casi è il brand positioning ovvero, posizionare nella mente dell’utente il brand (o il nome del professionista) associato a una precisa peculiarità, a un concetto che inequivocabilmente lo distinguerà dai concorrenti.

Da qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Personal_branding

Il Personal Branding è rappresentato dall’insieme delle attività consapevoli che vengono messe in piedi allo scopo di comunicare all’esterno una parte di sé utile a renderci unico rispetto a qualcun altro, così da orientare le scelte dei potenziali clienti.

In altre parole, si tratta di veicolare verso l’esterno un immagine di sé che trasmetta i propri valori, esperienze, interessi, ambizioni, competenze, passioni e tutto quello che, in generale, riguarda il proprio “ecosistema” di riferimento. Quanto più questi aspetti sono prossimi a quelli espressi dalla tua audience potenziale, tanto più il tuo Personal Branding sarà efficace.

Jeff Bezos, il noto fondatore di Amazon, quando parla di Personal Branding dice che è:

Quello che la gente dice di te, una volta che sei uscito dalla stanza.

E non ha certo tutti i forti. Anzi! Il Personal Branding, in fondo, è proprio quello che lasci di te agli altri. L’azione consapevole e guidata dalle strategie, dalle tattiche e dalle tecniche di comunicazione, potrà fare sì che l’immagine che si veicola di sé e l’immagine che di noi hanno gli altri possano coincidere. Quanto più questa coincidenza è ampia, quanto maggiore sarà stata l’efficacia della tua azione comunicativa.

Perché il Personal Branding è così importante?

Una delle ragioni per le quali il Personal Branding ha raggiunto una grande importanza è data dalle profonde trasformazioni che hanno riguardato il mercato del lavoro negli ultimi anni, soprattutto l’affermarsi delle cosiddette professioni del digitali e l’aumento delle forme di lavoro autonomo rispetto alle posizioni più stabili.

La flessibilità del mercato del lavoro (per usare un eufemismo) ha portato alla necessità di accrescere costantemente le proprie competenze e conoscenze. La capacità di sapersi reinventare è diventata col tempo sempre più significativa per essere in grado di affrontare al meglio i repentini mutamenti del mercato. Questo ha implicato il bisogno di sapere comunicare sé stessi al meglio; è come se – come ha sostenuto Reid Hoffman (uno dei fondatori di LinkedIn) «ognuno di noi vivesse perennemente la versione beta di sé stesso», dunque avesse la necessità di migliorarsi continuamente.

È questa aleatorietà che rende obbligatorio acquisire tutte le competenze necessarie per comunicare la propria unicità.

Quello che conta maggiormente è comunicare un’immagine coerente di sé mettessi che possa aiutare a costruire una voce autorevole e ottenere così un posizionamento adeguato ai propri obiettivi.

]]>
https://marcellomarinisi.it/conosci-te-stesso-cos-e-il-personal-branding/feed/ 0 25925
L’inutilità dell’iper-visibilità. Perché avere tanti follower non ti servirà a nulla https://marcellomarinisi.it/linutilita-delliper-visibilita-perche-avere-tanti-follower-non-ti-servira-a-nulla/ https://marcellomarinisi.it/linutilita-delliper-visibilita-perche-avere-tanti-follower-non-ti-servira-a-nulla/#respond Thu, 17 Oct 2019 10:22:23 +0000 https://www.marcellomarinisi.it/?p=25527 L’inutilità dell’iper-visibilità. Perché avere tanti follower non ti servirà a nulla Leggi altro »

]]>
Sembra che l’unica cosa che conti online sia apparire. In molti si affannano per cercare di ottenere quanta più visibilità possibile e salire nella classifica degli “influenti” in qualche particolare nicchia, per accaparrarsi un briciolo di notorietà.

Ma tutta questa popolarità serve davvero a qualche cosa?

Tutto dipende dallo scopo che si sta perseguendo.

Se stai cercando di accarezzare il proprio ego e nutrire la tua vanità, allora questa brama è sicuramente comprensibile. Deleteria, corrosiva, ma comprensibile.

Se, invece, persegui obiettivi professionali o di business, cercare alla cieca di rimpolpare le schiere della tua audience è una pratica di per sé inutile, oltreché dannosa.

In un post e qualche tempo fa, l’amico Riccardo Scandellari (Skande), ha posto l’accento su una riflessione interessante: non servono milioni di follower, ne bastano 1.000, ma altamente coinvolti e motivati.

Ma il problema non è esclusivamente numerico.

È necessario costruire autorevolezza di lungo periodo e affermare la tua personalità

In effetti, inseguire ossessivamente le cosiddette Vanity Metrics (like, commenti, condivisioni et similia) non è un’attività proficua. Ci si barcamena tra meri numeri senza avere la più pallida idea di cosa farsene.

L’ansia da engagement coinvolge un notevole numero di Social Media Managers e un numero assai maggiore di professionisti e imprenditori che per un like sarebbero disposti alle peggiori nefandezze.

Ma la verità è una ed è molto semplice da spiegare: è necessario costruire un’autorevolezza di lungo periodo.

Non serve a nulla cercare di aggirare gli ostacoli o tentare di scalare l’Everest in pantaloncini e infradito. Per riusicre a crescere nel Web, serve costanza e serietà professionale. Inoltre, quello di cui avrai bisogno è definire il tuo posizionamento attraverso una strategia accompagnata da tattiche di approccio al mercato ben precise.

Solo attraverso una voce autorevole potrai davvero ritagliarti una nicchia all’interno della variegata e multiforme audience della Rete. Non c’è alcuna scorciatoia che ti potrà regalare una posizione resistente nel tempo. Ogni traguardo raggiunto con sotterfugi ed escamotage è effimero e assolutamente aleatorio. Non puoi sperare di piacere a tutti, ma puoi trovare il tuo pubblico e comunicare alla grande con loro.

Ognuno ha la sua voce e il suo modo di argomentare le proprie idee, il proprio registro linguistico, il suo lessico caratteristico. Cercare di uniformarsi agli altri e imitare lo stile di questo o di quel personaggio ha poco senso. Essere se stessi è l’unica cosa che può dare la certezza di distinguersi dagli altri. Cercare spasmodicamente l’approvazione degli altri può portare soltanto verso l’annientamento della propria personalità.

Io, ad esempio, negli ultimi mesi ho iniziato ad avere un approccio più formale alla scrittura, perché non mi va di adeguarmi agli squallidi dettami di chi dice che per avere successo sul Web devi utilizzare un linguaggio semplice e diretto. Questo approccio a me non piace e – a costo di essere letto da meno persone – preferisco rimanere fedele a me stesso e scrivere come mi viene. D’altra parte, l’audience alla quale io ambisco e alla quale mi rivolgo è formata da persone qualificate, con una buona formazione e da professionisti del settore, che sono alla ricerca di qualcuno che sappia comunicare e che sappia farlo nel modo più consono.

La cosa importante non è avere tanti lettori o tanti follower. A volte ne bastano pochi, ma che siano estremamente interessati ai contenuti che vengono pubblicati. Come suggerisce anche il buon Rudy Bandiera:

Non è facendo grandi numeri che diventi popolare e inizi ad avere clienti, ma è arrivando con i contenuti giusti alle persone giuste.

Dobbiamo soprattutto capire quando ci troviamo davanti ad una botta di culo e quando invece il nostro lavoro sta dando i suoi frutti.

Da qui: https://www.rudybandiera.com/popolarita-social-medium-linkedin-1016.html

Questo significa che 10 lettori azzeccati, sono meglio di 1.000 lettori distratti. Perciò è sempre bene creare contenuti originali e coinvolgenti e su argomenti sui quali sei ferrato, che conosci davvero. Essere ruffiano e scrivere soltanto se qualche argomento è in cima ai trend di Google è davvero frustrante oltre che poco accattivante per il tuo pubblico.

Non elemosinare l’approvazione altrui

Cercare argomenti di tendenza sui quali scrivere e concentrarsi soltanto su quelli è una pratica che molti perseguono e suggeriscono, ma che secondo me non dà il giusto valore a quello che scrivi e a chi dovrà fruirlo.

La ricerca di approvazione a tutti i costi è una grossa espressione di insicurezza e non serve ai tuoi scopi. Soprattutto, non ti serve a conquistare quella quota di autorevolezza di cui si parlava più sopra e che è la vera meta alla quale dovresti ambire. Come ha argomentato Riccardo Scandellari:

La fiducia non viaggia con la stessa la velocità con cui puoi prenotare un hotel su Booking. L’autorevolezza passa attraverso il ricordo di te e le percezioni di professionalità che assorbirà chi presterà attenzione ai tuoi contenuti. Il ricordo e le percezioni hanno bisogno di tempo per sedimentare nel pubblico che vorrai ottenere

Da qui: https://www.skande.com/approvazione-201910.html

Non esiste nessuna correlazione diretta tra la produzione di un contenuto e l’ottenimento di un risultato concreto in termini di business (clienti, contratti, fatturato ecc.). Bisogna lavorare sodo sul proprio posizionamento, sulla propria professionalità e autorevolezza per riuscire a ottenere dei risultati apprezzabili.

Il nemico numero uno per chiunque è la necessità di ricevere una gratificazione. I risultati saranno sempre differiti rispetto agli sforzi profusi e questo vale a qualsiasi livello. Quindi non è l’approvazione degli altri che deve guidare le tue scelte, ma la consapevolezza di avere dato il massimo e di avere raggiunto i tuoi obiettivi.

Nessuno nega che gli apprezzamenti facciano piacere. Non sto dicendo questo. Quello che affermo è che non dovrebbero essere un obiettivo. Anche Skande è dello stesso avviso, infatti sostiene che:

[…] ho iniziato da qualche anno a vederli come un pericolo più che un’opportunità. La ricerca di questi [i complimenti, ndr] deve andare di pari passo con l’obiettivo che ti sei posto. Vuoi farti conoscere e valutare come un buon professionista e poi tremi ogni volta che pubblichi un post che a tuo avviso potrebbe non essere interessante e quindi non fare il rumore che ti appaga tanto. Esci dal loop, il male peggiore non è questo.

Non si può pubblicare soltanto quello che si pensa possa portare tanti like o tante visite al sito. L’engagement è un indicatore falso e ipocrita, che non ti porta risultati reali.

La cosa importante è avere ben presente l’audience alla quale si sta parlando e cercare di comunicare con loro con sincerità e mostrando la parte migliore di sé, quella che può trasmettere un vero valore aggiunto.

Se il tuo scopo è quello di generare rumore, allora sbraita pure, scalpita e scalcia. Fai sentire alta la tua voce e gettati nella mischia col coltello tra i denti. Ma se, invece, il tuo obiettivo è essere competente, affidabile e professionale, allora la strada da percorrere è diversa. Forse più lunga e impervia, ma certamente più soddisfacente.

]]>
https://marcellomarinisi.it/linutilita-delliper-visibilita-perche-avere-tanti-follower-non-ti-servira-a-nulla/feed/ 0 25527